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martedì 3 marzo 2009

Sofri, La notte che Pinelli


In La notte che Pinelli, Adriano Sofri ricostruisce, attraverso un accurato esame di atti giudiziari, articoli di giornali e testimonianze, gli ultimi giorni del ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli - indagato per la strage di piazza Fontana del 12 dicembre 1969 (16 morti, decine di feriti), trattenuto (ben oltre il fermo consentito per legge) dalla sera del 12 alle prime ore del 16 dicembre, quando morì precipitando da una finestra del quarto piano della questura (per l'esattezza, dall'ufficio del commissario Luigi Calabresi).

Dalla ricostruzione di Sofri, non emerge nessuna verità (la morte di Pinelli resta un mistero), solo molte menzogne - quelle degli agenti coinvolti e dei loro capi (Calabresi e Allegra in primis) - che dichiarano, si contraddicono, ritrattano, vedono e non vedono - e, soprattutto, si comportano in modo inspiegabile e inspiegato - un fatto tra tanti: nessuno degli agenti presenti nella stanza al momento della caduta di Pinelli scende per accertarsi delle sue condizioni (se è vivo o morto) - perchè? Difficile non pensare che avessero altri più urgenti problemi da discutere, come concordare una versione sull'accaduto - una prima versione, raffazzonata nell'ansia concitata del momento (quella di Pinelli che, falsamente informato della confessione di Valpreda, si suicida al grido di 'L'anarchia è morta'), poi smentita, perché proprio non coincideva con la cronologia dei fatti.

Nemmeno la magistratura ne esce indenne - il castello di fumo e falsità culmina con la scandalosa sentenza di Gerardo D'Ambrosio - sì, proprio lui, l'eroe di "mani pulite". E dico 'scandalosa' da un punto di vista esclusivamente giuridico: D'Ambrosio (dopo una lunga inchiesta che lo stesso Soffri elogia per l'accuratezza) accoglie un'ipotesi, quella della caduta causata da un malore attivo, che non solo non era stata adombrata da nessun testimone e da nessuna perizia, ma, anzi, è in contrasto con tutte le deposizioni ed anche con un parere medico - quando le gambe cedono si cade indietro, non in avanti (nè tanto meno si riesce a spalancare repentinamente l'anta di una finestra!)



Sofri, indirizzando il libro ad una ragazza di vent'anni, tenta anche di ricostruire, spiegare, il clima di quegli anni - gli anni delle stragi di Stato, della strategia della tensione, delle piazze piene - ma non so quanto questa parte della sua impresa possa dirsi riuscita. Piuttosto consiglierei questo libro per approfondire un evento, la morte di Pinelli, che già la mia generazione conosce così poco, ed anche per leggere l'oggi attraverso i fatti di ieri.
Ed è una lettura sconfortante, o, almeno, che a me è sembrata tale.

L'epoca delle stragi di stato (e delle stragi e basta) è finita (almeno a casa nostra), ma anche quella delle piazze gremite - certo, continuano gli appelli accorati, e continuano a cadere nel nulla. Gli indagati si buttano ancora, sia pur raramente, dalle finestre delle questure, più spesso scivolano per le scale (continuo a chiedermi perché nessun avvocato intenti causa per responsabilità da cose in custodia, ex art. 2051 c.c.). La magistratura - che qualche volta ci sembra, o ci è sembrata, l'ultimo baluardo dello stato di diritto e che in molti vorremmo autonoma dal governo - delude ogni volta che si trova a giudicare gli apparati istituzionali (e le forze dell'ordine in particolare) - come è accaduto di recente con la sentenza Diaz.

E soprattutto il potere è sempre lo stesso e sul conto di chi ce l'ha in mano non c'è da farsi illusioni. Al riguardo vorrei riprendere un documento citato da Sofri, che mi ha lasciato a dir poco sbalordita. Si tratta della dichiarazione di Giovanni Pellegrino, ex presidente della commissione stragi, che, a proposito di piazza Fontana, afferma

L'attività di depistaggio dell'Ufficio Affari Riservati del ministero degli Interni non è sufficiente ad individuare nell'amministrazione del Viminalel'origine del mandato stragista. Per l'idea che mi sono fatto di Federico Umberto D'Amato, capo di quell'ufficio, direi che con ogni probabilità D'Amato avrà ritenuto un grave errore mettere la bomba nella banca o almeno farla esplodere quando la banca non era deserta

mercoledì 15 ottobre 2008

venerdì 17 ottobre, io sciopero


Benché da domani inizi il congedo obbligatorio per maternità, voglio aderire almeno simbolicamente allo sciopero generale di venerdì prossimo, 17 ottobre 2008, per protestare contro i danni all'istruzione pubblica e a quella universitaria in particolare, che l'attuale governo sta progettando o che ha già realizzato.

Le ragioni della mia adesione sono ben riassunte in questa circolare della FLC- CGL Milano:

"Il recentissimo decreto legge del 9 ottobre 2008, n. 155, Misure urgenti per garantire la stabilità del sistema creditizio e la continuità nell'erogazione del credito alle imprese e ai consumatori, nell'attuale situazione crisi dei mercati finanziari internazionali,(GU n. 237 del 9-10-2008 ), salva le banche e ammazza le Università e gli enti di Ricerca.

La FLC CGIL ritiene assolutamente scandaloso che per la prevista copertura finanziaria di tale decreto il Governo, a nome dello Stato, abbia decretato che per compensare le eventuali esposizioni degli istituti bancari o per supplire alla carenze degli stessi in materia di erogazione di contributi alle imprese, si faccia ricorso a procedure di recupero delle risorse pescando tra l'altro anche dai già esigui e già massacrati fondi messi a disposizione delle Università e degli Enti di Ricerca per la loro attività ordinaria.

Con quel decreto si dispone il taglio della quota finanziaria a disposizione di Università e Ricerca riducendo, di fatto, l'FFO (Finanziamento per il Funzionamento Ordinario), ovvero i soldi che servono per mandare avanti questi istituti giorno dopo giorno.

Non basta che per l’Università si punti alla loro trasformazione in fondazioni di diritto privato e che si sia deciso per un loro processo di declassamento attraverso un blocco del turn-over penalizzando soprattutto i giovani ricercatori e raffreddando il processo di stabilizzazione. Non basta ancora che si sia definito un taglio drastico di almeno 500 milioni di Euro sul FFO per i prossimi 3 anni pari ad un complessivo taglio graduale di 1,5 Miliardi di Euro entro il 2013 pregiudicando la regolare attività didattica ed il normale funzionamento degli Atenei e che si siano limitate pesantemente le assunzioni del personale tecnico-amministrativo per i prossimi anni"

Ma del resto c'è da stupirsi se un Governo che esprime menti raffinate come Calderoli e la Carfagna tiene in poco conto l'istruzione (e quella pubblica in particolare)?

Quello che davvero amareggia è che, come al solito, la maggioranza degli italiani è solidale con gli indirizzi politici berlusconiani: per la maggior parte della popolazione la cultura è un eccentrico orpello di nessuna utilità e di nessun valore. Chi la vuole che se la paghi - nelle università private, s'intende, o in quelle ex-pubbliche, trasformate anch'esse in imprese private.
Questo non solo è meschino, ma è anche stupido: la ricerca e la cultura sono fondamentali per lo sviluppo e il progresso - per il progresso tecnologico (e ciò vale soprattutto per la ricerca pura, ossia per quella che, non avendo immediate applicazioni pratiche, viene raramente finanziata dalle imprese, specie da quelle italiane notoriamente miopi e in perenne perdita), per la crescita economica (non perché con la laurea si trovi lavoro, ma perché una classe dirigente preparata e responsabile potrebbe manovrare una politica sensata e produttiva - sempre che i confindustriali-figli-di-papà si facciano da parte) e soprattutto per lo sviluppo sociale e civile, perché un popolo ignorante che non conosce la sua storia, non è in grado di analizzare il suo presente e non sa prevedere il suo futuro sarà sempre condannato ad essere governato da una classe politica che lo rispecchia e lo asseconda, conducendolo inevitabilmente all'oppressione e alla miseria.


venerdì 17 ottobre, io sciopero


Benché da domani inizi il congedo obbligatorio per maternità, voglio aderire almeno simbolicamente allo sciopero generale di venerdì prossimo, 17 ottobre 2008, per protestare contro i danni all'istruzione pubblica e a quella universitaria in particolare, che l'attuale governo sta progettando o che ha già realizzato.

Le ragioni della mia adesione sono ben riassunte in questa circolare della FLC- CGL Milano:

"Il recentissimo decreto legge del 9 ottobre 2008, n. 155, Misure urgenti per garantire la stabilità del sistema creditizio e la continuità nell'erogazione del credito alle imprese e ai consumatori, nell'attuale situazione crisi dei mercati finanziari internazionali,(GU n. 237 del 9-10-2008 ), salva le banche e ammazza le Università e gli enti di Ricerca.

La FLC CGIL ritiene assolutamente scandaloso che per la prevista copertura finanziaria di tale decreto il Governo, a nome dello Stato, abbia decretato che per compensare le eventuali esposizioni degli istituti bancari o per supplire alla carenze degli stessi in materia di erogazione di contributi alle imprese, si faccia ricorso a procedure di recupero delle risorse pescando tra l'altro anche dai già esigui e già massacrati fondi messi a disposizione delle Università e degli Enti di Ricerca per la loro attività ordinaria.

Con quel decreto si dispone il taglio della quota finanziaria a disposizione di Università e Ricerca riducendo, di fatto, l'FFO (Finanziamento per il Funzionamento Ordinario), ovvero i soldi che servono per mandare avanti questi istituti giorno dopo giorno.

Non basta che per l’Università si punti alla loro trasformazione in fondazioni di diritto privato e che si sia deciso per un loro processo di declassamento attraverso un blocco del turn-over penalizzando soprattutto i giovani ricercatori e raffreddando il processo di stabilizzazione. Non basta ancora che si sia definito un taglio drastico di almeno 500 milioni di Euro sul FFO per i prossimi 3 anni pari ad un complessivo taglio graduale di 1,5 Miliardi di Euro entro il 2013 pregiudicando la regolare attività didattica ed il normale funzionamento degli Atenei e che si siano limitate pesantemente le assunzioni del personale tecnico-amministrativo per i prossimi anni"

Ma del resto c'è da stupirsi se un Governo che esprime menti raffinate come Calderoli e la Carfagna tiene in poco conto l'istruzione (e quella pubblica in particolare)?

Quello che davvero amareggia è che, come al solito, la maggioranza degli italiani è solidale con gli indirizzi politici berlusconiani: per la maggior parte della popolazione la cultura è un eccentrico orpello di nessuna utilità e di nessun valore. Chi la vuole che se la paghi - nelle università private, s'intende, o in quelle ex-pubbliche, trasformate anch'esse in imprese private.
Questo non solo è meschino, ma è anche stupido: la ricerca e la cultura sono fondamentali per lo sviluppo e il progresso - per il progresso tecnologico (e ciò vale soprattutto per la ricerca pura, ossia per quella che, non avendo immediate applicazioni pratiche, viene raramente finanziata dalle imprese, specie da quelle italiane notoriamente miopi e in perenne perdita), per la crescita economica (non perché con la laurea si trovi lavoro, ma perché una classe dirigente preparata e responsabile potrebbe manovrare una politica sensata e produttiva - sempre che i confindustriali-figli-di-papà si facciano da parte) e soprattutto per lo sviluppo sociale e civile, perché un popolo ignorante che non conosce la sua storia, non è in grado di analizzare il suo presente e non sa prevedere il suo futuro sarà sempre condannato ad essere governato da una classe politica che lo rispecchia e lo asseconda, conducendolo inevitabilmente all'oppressione e alla miseria.