domenica 6 gennaio 2008

contro il doppiaggio



Basta, non ne posso più!

Sarebbe ora che tutti gli appassionati di cinema iniziassero incessantemente a lamentarsi e a creare un serio movimento di opinione contro la pessima abitudine italiana di doppiare i film stranieri (o, per lo meno, certi film).

Per rendersi conto di quanto sia ridicolo, di quanto possa rovinare un film, è sufficiente guardare un'opera italiana (o anche inglese) doppiata in un'altra lingua straniera (ad esempio in spagnolo): raccapricciante! Mi vengono ancora i brividi al ricordo di Marcello Mastroianni doppiato in castigliano in La dolce vita o di Julia Roberts che parla catalano in My best friend's wedding.

Come minimo il doppiaggio distorce la recitazione, rendendo il pubblico incapace di valutare appieno le prestazioni degli attori. E spesso i suoi effetti sono ancora più deleteri.
Due esempi eclatanti.

Babel di Alejandro González Iñárritu. Qui il titolo "parla" da solo: Babel, cioè una babele di culture, di punti di vista, ma anche di lingue (inglese, arabo, spagnolo e giapponese). Una varietà e una confusione di idiomi che, nella versione nostrana, sono andate completamente distrutte, ridicolizzate da doppiatori italiani che tentavano confusamente di scimmiottare l'accento arabo o spagnolo (in quest'ultimo caso mi è sembrato addirittura che lo si facesse con una cadenza veneta).

Il recente Ai confini del Paradiso (Yaşamın Kıyısında) di Fatih Akin: una storia ambientata tra Germania e Turchia, con immigrati turchi di prima e seconda generazione che parlano più o meno agevolmente tedesco e turco. Anche in questo caso l'eterogeneità e le difficoltà linguistiche, che costituiscono una parte integrante della trama, sono completamente perse nel doppiaggio italiano - ma, per lo meno, i doppiatori non si sono cimentati in ardue imitazioni dell'accento turco.
Peraltro il concetto di 'Paradiso' non ha nulla a che fare con la storia così come non ha nulla a che fare con il titolo che, in lingua originale, significa Dall'altra parte. Del resto storpiare i titoli di Fatih Akin è ormai un'abitudine: basti pensare che Gegen die Wand, ossia Contro il muro, è stato distribuito in Italia col titolo La sposa turca!
Ricordo, all'uscita del cinema, un signore un pò perplesso "Mi aspettavo tutt'altro genere di film - diceva - credevo fosse una commediola"

O, ancora, Philip Seymour Hoffman ha studiato a fondo il peculiare modo di parlare di Truman Capote per la sua interpretazione in Truman Capote - In cold blood - uno sforzo artistico che gli spettatori italiani non hanno certo potuto apprezzare.

E ancora: pare che Angelina Jolie per sostenere il ruolo di Mariane Pearl in A mighty Heart, abbia studiato per mesi l'accento della giornatista francese - la doppiatrice, invece, ogni tanto l'accento lo esaspera e ogni tanto se ne dimentica del tutto.

E gli esempi potrebbero moltiplicarsi, ancora, ancora e ancora.

A favore del doppiaggio si sostiene spesso che la distribuzione in lingua originale diminuirebbe sensibilmente i profitti cinematografici, che la maggioranza del pubblico non andrebbe mai a vedere un film non doppiato. Ma forse in Francia si va meno al cinema che in Italia? No, anzi, è vero il contrario.

Certo, le prime volte leggere i sottotitoli può risultare faticoso: ma poi ci si abitua. Senza parlare del fatto che la visione di film in lingua originale potrebbe aiutare a supplire ai noti problemi di noi italiani nel maneggiare gli idiomi stranieri.
Nulla poi vieta un doppio circuito di distribuzione: sia in lingua originale sia con doppiaggio.

Ma ciò richiederebbe uno sforzo che le case distributrici italiane (notoriamente miopi ed inefficienti) non sembrano disposte a compiere e lederebbe gli interessi della lobby dei doppiatori professionisti.





contro il doppiaggio



Basta, non ne posso più!

Sarebbe ora che tutti gli appassionati di cinema iniziassero incessantemente a lamentarsi e a creare un serio movimento di opinione contro la pessima abitudine italiana di doppiare i film stranieri (o, per lo meno, certi film).

Per rendersi conto di quanto sia ridicolo, di quanto possa rovinare un film, è sufficiente guardare un'opera italiana (o anche inglese) doppiata in un'altra lingua straniera (ad esempio in spagnolo): raccapricciante! Mi vengono ancora i brividi al ricordo di Marcello Mastroianni doppiato in castigliano in La dolce vita o di Julia Roberts che parla catalano in My best friend's wedding.

Come minimo il doppiaggio distorce la recitazione, rendendo il pubblico incapace di valutare appieno le prestazioni degli attori. E spesso i suoi effetti sono ancora più deleteri.
Due esempi eclatanti.

Babel di Alejandro González Iñárritu. Qui il titolo "parla" da solo: Babel, cioè una babele di culture, di punti di vista, ma anche di lingue (inglese, arabo, spagnolo e giapponese). Una varietà e una confusione di idiomi che, nella versione nostrana, sono andate completamente distrutte, ridicolizzate da doppiatori italiani che tentavano confusamente di scimmiottare l'accento arabo o spagnolo (in quest'ultimo caso mi è sembrato addirittura che lo si facesse con una cadenza veneta).

Il recente Ai confini del Paradiso (Yaşamın Kıyısında) di Fatih Akin: una storia ambientata tra Germania e Turchia, con immigrati turchi di prima e seconda generazione che parlano più o meno agevolmente tedesco e turco. Anche in questo caso l'eterogeneità e le difficoltà linguistiche, che costituiscono una parte integrante della trama, sono completamente perse nel doppiaggio italiano - ma, per lo meno, i doppiatori non si sono cimentati in ardue imitazioni dell'accento turco.
Peraltro il concetto di 'Paradiso' non ha nulla a che fare con la storia così come non ha nulla a che fare con il titolo che, in lingua originale, significa Dall'altra parte. Del resto storpiare i titoli di Fatih Akin è ormai un'abitudine: basti pensare che Gegen die Wand, ossia Contro il muro, è stato distribuito in Italia col titolo La sposa turca!
Ricordo, all'uscita del cinema, un signore un pò perplesso "Mi aspettavo tutt'altro genere di film - diceva - credevo fosse una commediola"

O, ancora, Philip Seymour Hoffman ha studiato a fondo il peculiare modo di parlare di Truman Capote per la sua interpretazione in Truman Capote - In cold blood - uno sforzo artistico che gli spettatori italiani non hanno certo potuto apprezzare.

E ancora: pare che Angelina Jolie per sostenere il ruolo di Mariane Pearl in A mighty Heart, abbia studiato per mesi l'accento della giornatista francese - la doppiatrice, invece, ogni tanto l'accento lo esaspera e ogni tanto se ne dimentica del tutto.

E gli esempi potrebbero moltiplicarsi, ancora, ancora e ancora.

A favore del doppiaggio si sostiene spesso che la distribuzione in lingua originale diminuirebbe sensibilmente i profitti cinematografici, che la maggioranza del pubblico non andrebbe mai a vedere un film non doppiato. Ma forse in Francia si va meno al cinema che in Italia? No, anzi, è vero il contrario.

Certo, le prime volte leggere i sottotitoli può risultare faticoso: ma poi ci si abitua. Senza parlare del fatto che la visione di film in lingua originale potrebbe aiutare a supplire ai noti problemi di noi italiani nel maneggiare gli idiomi stranieri.
Nulla poi vieta un doppio circuito di distribuzione: sia in lingua originale sia con doppiaggio.

Ma ciò richiederebbe uno sforzo che le case distributrici italiane (notoriamente miopi ed inefficienti) non sembrano disposte a compiere e lederebbe gli interessi della lobby dei doppiatori professionisti.





giovedì 3 gennaio 2008

libro d'oro ossia il più bel libro letto nel 2007


Tutti gli anni il mio amico Matteo Z. assegna il libro d'oro, ossia stabilisce qual'è il libro più bello che ha letto quell'anno.
Dal momento che ne ho sempre tratto degli utilissimi consigli per la lettura, ho deciso di pubblicare il suo commento al libro d'oro di quest'anno, seguito dall'albo d'oro, ossia dalla classifica generale dal 1992 ad oggi.

Buona lettura a tutti!

Prima di annunciare il vincitore un ricordo per Ryszard Kapuscinski straordinario giornalista e scrittore polacco scomparso nel 2007. I suoi libri sull' Africa (Ebano ha vinto l'edizione 2000 di questo premio), sulle Repubbliche Sovietiche, sull'Iran sono dei capolavori di giornalismo vero e vissuto. Consiglio a tutti In viaggio con Erodoto che ho letto quest'anno e che e' un vero e proprio manifesto del suo modo di intendere la vita e la professione di giornalista.

Il mio oscar al miglior libro letto nel 2007 va a Infedele di Ayaan Hirsi Ali.
E' un'autobiografia di straordinaria potenza e crudeltà ma anche di grande intelligenza in cui l'autrice narra il viaggio della sua vita dalla Somalia natia all'Olanda, in cui verrà eletta in Parlamento, attraverso Arabia Saudita, Kenya, Etiopia e della sua presa di coscienza dei diritti individuali inalienabili di ogni donna e di ogni persona negati da altri uomini, dalla famiglia, dalla società, dalla religione, dall'idea stessa di dio.
E' un'opera appassionante ed illuminante, importantissima per la mia evoluzione personale e non esito a metterla sullo stesso piano dell'autobiografia di Nelson Mandela.

Solo per queste ragioni non posso premiare un altro libro meraviglioso che ho avuto il piacere di leggere quest'anno: Gente indipendente, il capolavoro del nobel islandese Halldor Laxness.

Infine, citazioni per il sempiterno ed inesauribile Simenon (La maison du canal - ambientato nella campagna fiamminga e' un vero capolavoro di belgitudine) per Lansdale che continua ad appassionarmi anche nella sua versione piu' horror (La ragazza dal cuore d'acciaio; il valzer dell'orrore) e Fred Vargas maestra del noir.
Un'altra delusione (La pioggia prima che cada) invece da uno scrittore che ho amato tantissimo quale Jonathan Coe.


Ecco l'albo d'oro :

        1992 Cien años de soledad - G. Garcia Marquez
        1993 Confieso que he vivido - P. Neruda
        1994 La guerra dei poveri - N. Revelli
        1995 Il lungo cammino verso la liberta' - N. Mandela
        1996 Il libro dell'inquietudine - F. Pessoa
        1997 Las venas abiertas de America Latina - E. Galeano
        1998 L'idiota - F. Dostoievskij
        1999 La conquista dell'America - T. Todorov
        2000 Ebano - R. Kapuscinsky
        2001 Le particelle elementari - M. Houellebecq
        2002 La famiglia Winshaw - J. Coe
        2003 Pedigree - G. Simenon
        2004 Aspettando i barbari - J.M. Coetzee
        2005 Le correzioni - J. Franzen
        2006 Le fate dell'inverno - S.Mannuzzu

        2007 Infedele - Ayaan Hirsi Ali.


        Sull'Infedele segnalo anche questa recensione


libro d'oro ossia il più bel libro letto nel 2007


Tutti gli anni il mio amico Matteo Z. assegna il libro d'oro, ossia stabilisce qual'è il libro più bello che ha letto quell'anno.
Dal momento che ne ho sempre tratto degli utilissimi consigli per la lettura, ho deciso di pubblicare il suo commento al libro d'oro di quest'anno, seguito dall'albo d'oro, ossia dalla classifica generale dal 1992 ad oggi.

Buona lettura a tutti!

Prima di annunciare il vincitore un ricordo per Ryszard Kapuscinski straordinario giornalista e scrittore polacco scomparso nel 2007. I suoi libri sull' Africa (Ebano ha vinto l'edizione 2000 di questo premio), sulle Repubbliche Sovietiche, sull'Iran sono dei capolavori di giornalismo vero e vissuto. Consiglio a tutti In viaggio con Erodoto che ho letto quest'anno e che e' un vero e proprio manifesto del suo modo di intendere la vita e la professione di giornalista.

Il mio oscar al miglior libro letto nel 2007 va a Infedele di Ayaan Hirsi Ali.
E' un'autobiografia di straordinaria potenza e crudeltà ma anche di grande intelligenza in cui l'autrice narra il viaggio della sua vita dalla Somalia natia all'Olanda, in cui verrà eletta in Parlamento, attraverso Arabia Saudita, Kenya, Etiopia e della sua presa di coscienza dei diritti individuali inalienabili di ogni donna e di ogni persona negati da altri uomini, dalla famiglia, dalla società, dalla religione, dall'idea stessa di dio.
E' un'opera appassionante ed illuminante, importantissima per la mia evoluzione personale e non esito a metterla sullo stesso piano dell'autobiografia di Nelson Mandela.

Solo per queste ragioni non posso premiare un altro libro meraviglioso che ho avuto il piacere di leggere quest'anno: Gente indipendente, il capolavoro del nobel islandese Halldor Laxness.

Infine, citazioni per il sempiterno ed inesauribile Simenon (La maison du canal - ambientato nella campagna fiamminga e' un vero capolavoro di belgitudine) per Lansdale che continua ad appassionarmi anche nella sua versione piu' horror (La ragazza dal cuore d'acciaio; il valzer dell'orrore) e Fred Vargas maestra del noir.
Un'altra delusione (La pioggia prima che cada) invece da uno scrittore che ho amato tantissimo quale Jonathan Coe.


Ecco l'albo d'oro :

        1992 Cien años de soledad - G. Garcia Marquez
        1993 Confieso que he vivido - P. Neruda
        1994 La guerra dei poveri - N. Revelli
        1995 Il lungo cammino verso la liberta' - N. Mandela
        1996 Il libro dell'inquietudine - F. Pessoa
        1997 Las venas abiertas de America Latina - E. Galeano
        1998 L'idiota - F. Dostoievskij
        1999 La conquista dell'America - T. Todorov
        2000 Ebano - R. Kapuscinsky
        2001 Le particelle elementari - M. Houellebecq
        2002 La famiglia Winshaw - J. Coe
        2003 Pedigree - G. Simenon
        2004 Aspettando i barbari - J.M. Coetzee
        2005 Le correzioni - J. Franzen
        2006 Le fate dell'inverno - S.Mannuzzu

        2007 Infedele - Ayaan Hirsi Ali.


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martedì 1 gennaio 2008

Ljubljana



Ljubljana
(capitale della Slovenia), è una città graziosa e vivace che per le vacanze natalizie si riempe di luci, bancarelle e musica. Il drago è il simbolo della città.

Nonostante la temperatura oscillante tra i meno quattro e i meno due gradi sotto zero, le strade e le piazze sono gremite e tutti i bar e i ristoranti hanno tavolini all'aperto affollati di gente - ci sono le stufette da esterno (dette anche "funghetti"), ma la porzione di corpo che riescono a scaldare è decisamente esigua, per cui, se non si gode dell'equilibrio termico di un leone marino, è facile prendersi un accidente - io me lo sono preso, la tosse mi perseguita.



Stare pressati in mezzo alla folla diventa, allora, una necessità che, per fortuna, non è difficile soddisfare: è sufficiente camminare lungo il fiume, nelle stradine disseminate di locali che, nel periodo di vacanze, ospitano anche un mercatino all'aperto permanente (foto) che vende collane, artigianato e, soprattutto, sciarpe e cappelli di lana.

Anche piazza Prešernov è affollatissima, specie la sera, quando iniziano gli spettacoli gratuiti.
Il 30.12 abbiamo assistito al concerto di Danijela: entusiasmo, balli e atmosfera nazional-popolare, scaldata dall'immacabile vin brulè - che in sloveno si chiama in un altro modo e c'è anche nella versione con vino bianco (sa un pò di succo di mela ed è delizioso).




Sempre sul versante vita notturna non può mancare un tour alla Metelkova (foto): un'ex caserma occupata, ornata di murales e sculture, dove ogni porta (rigorosamente senza insegne) cela un baretto, una discoteca tecno o un locale con musica dal vivo o dj. La popolazione è la più varia. La paura è sempre quella di entrare in casa di qualcuno mentre si è alla ricerca di un bar.

Imperdibile la gita al castello: salire e soprattutto scendere per i sentieri ghiacciati è stata un'avventura - ma ne valeva la pena, sembrava di camminare in un bosco incantato e, del resto, il depliant turistico era perentorio al riguardo:
"Only sixty-year-old with heart problems take the tourist funicular up to the castle. Just walk up there. It's only a ten-minute walk and you'll manage"
(Solo i sessantenni con problemi cardiaci prendono la funicolare turistica fino al castello. Camminate. E' una passeggiata di soli 10 minuti, ce la farete).

Dal medesimo, divertente, depliant apprendiamo anche che la popolazione locale è molto tormentata dai turisti britannici e irlandesi che hanno la mania di tuffarsi nel fiume:
"OK, all you British and Irish boys, remember this. No matter HOW drunk you get, and no matter HOW much you really really feel like it, NEVER jump in the Ljubljanica river. It's kind of unhealthy"
(Bene, tutti voi, ragazzi britanni e irlandesi, ricordate questo. Non importa quanto siete ubriachi, non importa quanto avete voglia di farlo. Non tuffatevi mai nel fiume Ljubljanica. Non è sano).



La cucina slovena mi è piaciuta tantissimo:
al Gostilna Zlata Ribica (in Cankarjevo nabrezje 5-7) ho mangiato gli struklji (rotolini di pasta con ripieno vario di verdure, ricotta e/0 carne) e dell'ottimo filetto di maiale con verdure, gnocchetti e pancetta.
Al Vodnikov Hram (in Vodnikov trg 2) era ottima la zuppa di funghi in crosta di pane (foto) e deliziosi i ravioli sloveni (enormi fagottini ripieni di carne di maiale, serviti con una crema di porri).
Squisiti gli hot dog e gli hamburger venduti dalle svariate bancarelle, specie da quelle in piazza Prešernov.

Ho alloggiato all'ostello Vila Veselova: carino, senza pretese, un pò rumoroso (per via della vicina circonvallazione) e decadente (l'intonaco della nostra stanza si staccava a grossi pezzi, le lampadine continuavano a fulminarsi, l'ebollitore non funzionava).
Il posto più bello per alloggiare dovrebbe essere il Prison Hostel Celica: una prigione militare trasformata in ostello e arredata da giovani architetti - ma bisogna prenotare per tempo perchè ci sono solo 29 celle (i problemi di sovraffollamento carcerario sono ben noti).

Per chi fosse interessato a visitare Ljubljana segnalo il sito lubiana.org dove potete trovare molte informazioni utili

Ljubljana



Ljubljana
(capitale della Slovenia), è una città graziosa e vivace che per le vacanze natalizie si riempe di luci, bancarelle e musica. Il drago è il simbolo della città.

Nonostante la temperatura oscillante tra i meno quattro e i meno due gradi sotto zero, le strade e le piazze sono gremite e tutti i bar e i ristoranti hanno tavolini all'aperto affollati di gente - ci sono le stufette da esterno (dette anche "funghetti"), ma la porzione di corpo che riescono a scaldare è decisamente esigua, per cui, se non si gode dell'equilibrio termico di un leone marino, è facile prendersi un accidente - io me lo sono preso, la tosse mi perseguita.



Stare pressati in mezzo alla folla diventa, allora, una necessità che, per fortuna, non è difficile soddisfare: è sufficiente camminare lungo il fiume, nelle stradine disseminate di locali che, nel periodo di vacanze, ospitano anche un mercatino all'aperto permanente (foto) che vende collane, artigianato e, soprattutto, sciarpe e cappelli di lana.

Anche piazza Prešernov è affollatissima, specie la sera, quando iniziano gli spettacoli gratuiti.
Il 30.12 abbiamo assistito al concerto di Danijela: entusiasmo, balli e atmosfera nazional-popolare, scaldata dall'immacabile vin brulè - che in sloveno si chiama in un altro modo e c'è anche nella versione con vino bianco (sa un pò di succo di mela ed è delizioso).




Sempre sul versante vita notturna non può mancare un tour alla Metelkova (foto): un'ex caserma occupata, ornata di murales e sculture, dove ogni porta (rigorosamente senza insegne) cela un baretto, una discoteca tecno o un locale con musica dal vivo o dj. La popolazione è la più varia. La paura è sempre quella di entrare in casa di qualcuno mentre si è alla ricerca di un bar.

Imperdibile la gita al castello: salire e soprattutto scendere per i sentieri ghiacciati è stata un'avventura - ma ne valeva la pena, sembrava di camminare in un bosco incantato e, del resto, il depliant turistico era perentorio al riguardo:
"Only sixty-year-old with heart problems take the tourist funicular up to the castle. Just walk up there. It's only a ten-minute walk and you'll manage"
(Solo i sessantenni con problemi cardiaci prendono la funicolare turistica fino al castello. Camminate. E' una passeggiata di soli 10 minuti, ce la farete).

Dal medesimo, divertente, depliant apprendiamo anche che la popolazione locale è molto tormentata dai turisti britannici e irlandesi che hanno la mania di tuffarsi nel fiume:
"OK, all you British and Irish boys, remember this. No matter HOW drunk you get, and no matter HOW much you really really feel like it, NEVER jump in the Ljubljanica river. It's kind of unhealthy"
(Bene, tutti voi, ragazzi britanni e irlandesi, ricordate questo. Non importa quanto siete ubriachi, non importa quanto avete voglia di farlo. Non tuffatevi mai nel fiume Ljubljanica. Non è sano).



La cucina slovena mi è piaciuta tantissimo:
al Gostilna Zlata Ribica (in Cankarjevo nabrezje 5-7) ho mangiato gli struklji (rotolini di pasta con ripieno vario di verdure, ricotta e/0 carne) e dell'ottimo filetto di maiale con verdure, gnocchetti e pancetta.
Al Vodnikov Hram (in Vodnikov trg 2) era ottima la zuppa di funghi in crosta di pane (foto) e deliziosi i ravioli sloveni (enormi fagottini ripieni di carne di maiale, serviti con una crema di porri).
Squisiti gli hot dog e gli hamburger venduti dalle svariate bancarelle, specie da quelle in piazza Prešernov.

Ho alloggiato all'ostello Vila Veselova: carino, senza pretese, un pò rumoroso (per via della vicina circonvallazione) e decadente (l'intonaco della nostra stanza si staccava a grossi pezzi, le lampadine continuavano a fulminarsi, l'ebollitore non funzionava).
Il posto più bello per alloggiare dovrebbe essere il Prison Hostel Celica: una prigione militare trasformata in ostello e arredata da giovani architetti - ma bisogna prenotare per tempo perchè ci sono solo 29 celle (i problemi di sovraffollamento carcerario sono ben noti).

Per chi fosse interessato a visitare Ljubljana segnalo il sito lubiana.org dove potete trovare molte informazioni utili

venerdì 28 dicembre 2007

nell'inferno di Guantanamo


A prayer for the wild at heart, kept in cages

Tennesse Williams











Inaugurato nel 2001, il carcere speciale di Guantanamo è uno spazio vuoto di diritto in cui
sono detenuti senza legittimo processo e a tempo indeterminato, quanti sono sospettati
di essere combattenti nemici - definizione estranea al diritto internazionale, elaborata per eludere l'applicazione della Convenzione di Ginevra sul trattamento dei prigionieri di guerra (12 agosto 1949).

La Corte Suprema americana, nei casi Hamdi v. Rumsfeld, Rumsfeld v. Padilla e Rasul v. Bush, ha affermato il diritto dei cittadini americani e dei cittadini di stati stranieri non in guerra con gli U.S., detenuti come combattenti nemici, di proporre ricorso alle corti distrettuali.
In particolare, secondo la Corte, benché il Congresso abbia autorizzato il Presidente all’uso della forza ed anche alla cattura di prigionieri, la detenzione non può essere indefinita, soprattutto una volta che si siano concluse le operazioni militari.

L'importanza di queste decisioni non va certo sottovalutata: esse riaffermano con forza il carattere garantista della tradizione giuridica statunitense ed aprono uno spiraglio di salvezza per molti detenuti. Resta il fatto che gli atti compiuti a Guantanamo sono sottratti a qualsiasi giurisdizione: i carcerieri possono disporre arbitrariamente degli internati, che non hanno alcuna garanzia di sorta - nulla di più drammaticamente vicino al concetto di nuda vita.

Le organizzazioni umanitarie hanno denunciato più volte in questi anni il trattamento inumano e degradante cui sono sottoposti i prigionieri: le torture, le violenze, gli abusi, i ripetuti tentativi di suicidio.

Tutto ciò conferma una vecchia tesi sostenuta da Bobbio ne L'età dei diritti: il problema oggi non è quello di dichiarare o fondare i diritti umani, quanto piuttosto di garantirne il rispetto e l'effettività, soprattutto nei confronti dei potenti, degli stati più forti.
L'universalità dei diritti sarà effettivamente tale solo quando nessuno si arrogherà più il potere sovrano di decidere sullo stato di eccezione: ossia sui casi in cui un dato diritto non si applica, su chi è prigioniero di guerra e chi combattente nemico.


alcuni link correlati
chiudere guantanamo
il caso di
Sami Al-Hajj
prigionieri di Guantanamo di Michael Ratner e Ellen Ray
human rights watch
road to Guantanamo