"Certo bisogna farne di strada da una ginnastica di obbedienza
fino ad un gesto molto più umano che ti dia il senso della violenza,
però bisogna farne altrettanta per diventare così coglioni
da non riuscire più a capire che non ci sono poteri buoni"
Fabrizio De André, Nella mia ora di libertà
fino ad un gesto molto più umano che ti dia il senso della violenza,
però bisogna farne altrettanta per diventare così coglioni
da non riuscire più a capire che non ci sono poteri buoni"
Fabrizio De André, Nella mia ora di libertà

Il Tribunale di Genova ha assolto per le violenze perpetrate all'interno della scuola Diaz il 21 luglio 2001 i vertici della polizia: Franco Gratteri (a destra nella foto sotto), oggi direttore dell'anticrimine, Gianni Luperi, attuale capo del Dipartimento di analisi dell'Aisi (ex Sisde, il servizio segreto civile) e Gilberto Calderozzi, oggi capo dello SCO (servizio centrale operativo della polizia).

Dei 29 imputati 16 sono stati assolti: i 13 condannati sono tutti componenti del Settimo nucleo mobile di Roma, che fece di fatto irruzione all'interno della scuola.
Tra questi sono stati condannati a quattro anni (di cui tre condonati) l'allora capo del nucleo mobile Vincenzo Canterini (accusato di calunnia, falso ideologico e lesioni), e, rispettivamente, a tre anni e a due anni e sei mesi Pietro Troiani e Michele Burgio, ambedue imputati di calunnia, falso ideologico e violazione della legge sulle armi per aver introdotto bombe molotov all'interno della scuola.

Insomma la tesi accolta dai giudici è che le violenze e i falsi commessi furono un'iniziativa esclusiva del nucleo mobile di Roma, coperta (ma non ordinata) dal suo capo Canterini e in alcun modo appoggiata dai vertici delle forze dell'ordine.
Personalmente non ho seguito abbastanza da vicino il processo per sapere se vi fossero o no prove decisive a favore di un coinvolgimento dei capi della polizia (e, in particolare, di Gratteri, Luperi e Calderozzi), ma quello che certamente colpisce è la mitezza delle pene.
Un esempio tra tanti: Vincenzo Canterini è stato condannato a quattro anni di reclusione (di cui tre condonati) per concorso di falso ideologico e calunnia, quando (ex artt. 476-479 c.p.) il solo falso ideologico prevede una pena fino a 6 anni.
Anche se la ricostruzione dei giudici fosse esatta, se non ci fosse stato alcun "complotto", se non ci fosse mai stato alcun ordine di entrare e massacrare, costruendo false prove per giustificare le violenze perpetrate, la vicenda sarebbe comunque gravissima, costituendo una chiara testimonianza della propensione delle nostre forze dell'ordine ad abusare dei proprio poteri, commettendo lesioni e delitti vari nei confronti delle persone inerti sottoposte alla loro autorità - perché come ho sentito più volte ripetere nelle aule di giustizia genovesi all'indomani dei fatti della Diaz e di Bolzaneto, queste cose in questura succedono tutti i giorni.
E a ben vedere lo scandalo è proprio che di questo non ci si scandalizzi più di questo - che gli stessi giudici, una volta ricostruita la vicenda nei termini di ordinario abuso di potere poliziesco, decidano di infliggere pene all'acqua di rose.
Tutto ciò, ripeto, a voler credere alla buona fede dei magistrati e c'è chi, molto più informato di me sulle vicende processuali, non ci crede affatto - come Beirut o le altre persone impegnate nel supporto legale.

Ad aggravare il senso di farsa si aggiunge poi anche il condono (frutto questo di scelte politiche e non giurisdizionali): dei complessivi 35 anni e sette mesi di reclusione inflitti ai 13 condannati, ben 32 anni e sei mesi sono stati condonati.
Insomma, dopo i complimenti politici e le promozioni, adesso sopraggiunge anche l'assoluzione giudiziaria, a sancire l'irrilevanza pubblica (istituzionale, politica e, adesso, giurisdizionale) di un evento che sconvolse una generazione (la mia) o, meglio, quanti di quella generazione all'epoca nutrivano qualche illusione nello stato di diritto e nella partecipazione democratica.